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Archivio mensileMarzo 2021

Incontro con la Senatrice Daniela Sbrollini

Sintesi della videoconferenza del 26 marzo 2021

Presenti i Soci Sigis: Sergio Tosi, Maurizio Castagna, Walter Vuchenovich, Giuseppe De Palo, Mario Giugliano, Elisa Boscolo, Pino Anedda, Salvatore Napolitano, Michele Balzani, Ezio Barbera, Andrea Roberti

Durante la video conferenza con la Senatrice Daniela Sbrollini sono apparsi subito evidenti i problemi legati all’imprenditoria sportiva, che svolge sia il ruolo di promotore delle attività legate all’agonismo, sia quello di servizio sociale, legato al beneficio che apporta l’attività motoria, organizzata e guidata, alle categorie fragili, ai giovani, agli adulti.

Sostegno economico

Il problema più evidente è legato ai ristori o sostegni economici per le attività tutt’ora chiuse. I sussidi vengono erogati in base al fatturato che, per le SSD, è frazione minoritaria rispetto agli incassi istituzionali, mentre esclude di fatto le ASD senza partita IVA dai ristori. E’ necessario che le AGE operino distinguendo il primo dai secondi e il Governo si impegni a coprire i mancati incassi delle ASD con un fondo dedicato. Per le SSD bisognerebbe che sia abolito il limite dei 10 milioni annui relativi ai ricavi del 2019, perché possano accedere al ristoro anche le Aziende maggiori.

Intervento del MEF e dell’ ANCI

Ma nemmeno i sussidi basterebbero a tenere in piedi le strutture sportive, i gestori privati e gli imprenditori di settore, se non si ottenga di bloccare le cartelle esattoriali e le ingiunzioni a pagare da parte delle aziende fornitrici, specialmente quelle che erogano energia. Per le aziende sportive non è più possibile pagare, a questo punto, dopo un anno di stop e le spese degli adempimenti dovuti alle procedure COVID,  IVA, TARI, gli F24, le utenze. Con tutto ciò che ne deriva in termini di corretta operatività e gestione economica. La mancanza di liquidità delle imprese sportive, piccole o grandi che siano, impedisce sia di corrispondere le rate di mutui accesi a sostegno dell’attività, e a far fronte alle altre esposizioni finanziarie dovute all’operatività di impresa, sia i canoni ai proprietari degli immobili, che siano l’ente pubblico o il privato cittadino. Questa situazione può essere sanata con una serie di provvedimenti che siano posti all’attenzione non solo del sottosegretario allo sport e al responsabile del dipartimento o ufficio dello sport, ma anche all’ANCI e al MEF. In primo luogo i comuni dovrebbero concedere la sospensione del canone di locazione per tutti i mesi di chiusura e permettere che, alla riapertura e in base alle necessità di bilancio del gestore, lo stesso canone venga ridiscusso, dilazionando i versamenti. Non solo, ma « di fatto », le concessioni dovrebbero essere prorogate almeno di 5 anni, non fosse altro per permettere al conduttore privato di fare fronte alle eventuali esposizioni finanziarie. Anzi, proprio per rimarcare che gli imprenditori sportivi sono esposti, forse in misura maggiore, non potendo contare sugli utili di impresa e non potendoli accantonare, alla scure delle rate dei mutui e dei leasing operativi da onorare, se ne chiede una moratoria, con intervento del MEF presso l’ABI, perlomeno fino alla riapertura degli impianti con il ritorno all’attività del 100% degli utenti pre-Covid. I Comuni dovrebbero essere « costretti » da una norma imperativa del Governo a « trattare » con i gestori. Infatti non basta più quanto affermato dalla Legge 17/7/2020 n.77 di conversione del decreto legge 19/5/2020 n.34 (Decreto Rilancio) laddove, al secondo comma dell’articolo 216, si concedeva la « possibilità » di concordare e ridefinire i rapporti tra Ente proprietario e Gestore privato. Per quanto riguarda gli affitti verso il privato si chiede che venga innalzata la percentuale di riduzione- nei mesi di chiusura e fino al termine dell’emergenza- per gli affitti tra privati, fino al 60% con relativo annullamento IMU per il proprietario dei locali.

Utenze

Le cartelle esattoriali e le bollette per le utenze andrebbero sospese fino alla riapertura degli impianti, concedendo una ridefinizione dei versamenti dovuti fino a quel momento. Inoltre si approfitta della attuale disastrosa situazione per chiedere con forza che, visto il contributo che il mondo dello sport offre all’intero paese non solo dal punto di vista sociale, ma anche sul versante sanitario, con relativo abbattimento dei costi per le cure e le ospedalizzazioni, le accise e i costi fissi vengano definitivamente scorporati dalle bollette per i gestori e i proprietari di aziende sportive (le ASD e le SSD di capitale)  La richiesta è di valutare di poter acquistare prodotti petroliferi ed energia elettrica alla stregua delle amministrazioni comunali con le stesse convenzioni CONSIP. Quindi chiediamo il blocco dei decreti ingiuntivi e uno scudo normativo contro tutte le azioni volte al recupero del credito, in base a « cause di forza maggiore »  non imputabili al gestore e al conduttore di impresa sportiva.

Ristoro per i collaboratori

Per quanto riguarda i collaboratori, abbiamo espresso soddisfazione per l’accoglimento delle nostre ragioni nell’ultimo « decreto sostegni », che ha valutato l’impegno di ogni singolo lavoratore dello sport nel nostro settore. Purtroppo l’artificiosità delle procedure burocratiche non permette affatto di distinguere caso da caso. E capita che un docente di sostegno supplente a scuola per due ore settimanali e un lavoro nei centri sportivi superiore alla contribuzione annua di 10000 euro si veda negato l’assegno dagli uffici di Sport&Salute. In tali casi (l’ultimo citato è solo un esempio) bisogna che il contraddittore pubblico possa venir contattato direttamente, affinché sia valutato caso per caso. Quindi i Soci SIGIS chiedono che si possa accedere agli uffici dei decisori referenti all’interno di Sport&Salute, superando l’automazione e l’artificiosità delle procedure.

Voucher ed altri crediti

Altro problema affrontato è quello dei voucher. Abbiamo chiesto che non solo quelli relativi ai crediti dei soci/utenti verso i gestori e i conduttori di impianti sportivi vengano in qualche modo ristorati grazie all’ intervento pubblico, ma che possa essere immaginata una norma che inquadri l’attività sportiva e motoria come di « supporto » all’assistenza clinico-farmacologica.  Valutando in tal modo l’esperienza motoria si potrebbero concedere ai cittadini detrazioni fiscali, ampliando i soggetti beneficiari attraverso l’ISEE, individuando i limiti di spesa e con la semplificazione dell’operatività tramite scansione della tessera sanitaria come avviene nelle farmacie quando si acquista un farmaco. Un sistema così strutturato oltre a stimolare la ripresa delle attività, sarebbe utile per ottenere dati tracciabili e riscontrabili sull’attività fisica dell’intera popolazione. Per quanto riguarda gli abbonamenti non goduti, si chiede che venga ratificata la possibilità, per i conduttori di impianto sportivo, di dilazionarne il rimborso, agganciando il credito ad un nuovo abbonamento.

Riforma dello Sport

Infine si chiede di rivalutare il testo della Riforma dello Sport. Specialmente riguardo al lavoro sportivo dei collaboratori. Attrarre come dipendenti, sulla base delle disposizioni normative, le migliaia di collaboratori sportivi, nelle piccole palestre o nei grandi centri polisportivi, vuol dire chiudere gli impianti o imporre tariffe commerciali agli utenti e, soprattutto, all’utenza meno disponibile alla spesa non di prima necessità, assolutamente insostenibili. Abbiamo calcolato che i costi per gli utenti-soci aumenterebbero mediamente del 60%. Non solo, verrebbero meno tutti i presupposti della qualità dell’insegnamento sportivo e motorio. Per garantire le quote sociali, troverebbe spazio l’insegnamento tecnico meno qualificato. Si chiede pertanto l’istituzione di un fondo di categoria capace, con versamenti assai inferiori di quelli immaginati per l’INPS, di riuscire ad assicurare un futuro post-lavorativo almeno decente ai collaboratori dello sport, e gli ammortizzatori sociali come per le altre categorie di lavoratori, operando investimenti oculati sul mercato assai meglio di quanto (non) riesca a fare l’ente pubblico, e con versamenti assai maggiori. Si chiede inoltre, nel caso di approvazione della Riforma, di elevare la soglia esente da 10000 a 15000 euro, secondo il dettato della 389/2000 art. 37, della 289/2002 art.90 e della puntualizzazione del primo dicembre 2016 dell’Ispettorato del Lavoro relativo all’art 67 comma 1 lett. M.

Municipalizzate

Per finire abbiamo pregato che l’ANCI intervenga laddove le municipalizzate operino in concorrenza (sleale) con i gestori privati di impianti pubblici, partecipanti alla gare d’appalto.

Abbiamo deciso di richiedere la presenza  della senatrice Sbrollini, se possibile con la sottosegretario Vezzali e un rappresentante autorevole dell’ANCI o del MEF.

Cordialmente

Maurizio Castagna, Segretario Sindacato Sigis

Assessore Avv. Simona Ferro

Intervento a favore dei gestori di Impianti Pubblici Sportivi

Gentili Soci,

desideriamo ringraziare l’avvocato Simona Ferro, Assessore all’organizzazione e Personale Sport, Tutela e Valorizzazione dell’Infanzia della Regione Liguria per il Suo intervento presso Marco Bucci, presidente dell’ANCI Liguria a favore dei gestori di Impianti pubblici Sportivi.

L’assessore, rimarcando le difficoltà del settore, fermo oramai quasi senza soluzione di continuità dal marzo dello scorso 2020, chiede che vengano concesse dai Comuni dilazioni o abbattimenti dei canoni di gestione come da gara di appalto, essendo venuti meno i presupposti dell’equilibrio di bilancio delle aziende sportive vincitrici del bando. In effetti l’assessore si appella alla Legge 17/7/2020 n.77 di conversione del decreto legge 19/5/2020 n.34 (Decreto Rilancio) laddove, al secondo comma dell’articolo 216, si concede la « possibilità » di concordare e ridefinire i rapporti economici tra Ente Pubblico e Gestore privato. Ovviamente in base non soltanto ai mancati incassi, ma alle spese di manutenzione ordinaria degli impianti che, anche se chiusi, continuano a comprimere le casse delle aziende e delle società sportive, ai costi dovuti all’adeguamento delle procedure anti-COVID, e a quelli relativi alle utenze che comunque sono una voce di bilancio importante, in special modo per i centri polivalenti, tacendo delle piscine, impianti energivori per eccellenza.

Sarebbe opportuno che i Comuni comprendano le necessità di quei gestori che si sono sempre dimostrati in regola nei rapporti con l’Ente concedente e con l’utenza, mantenendo, fino all’attuale emergenza, un sano equilibrio di bilancio.

Siamo grati all’assessore per l’intervento presso il rappresentante dei sindaci (in questo caso della Regione Liguria) augurandoci che il Suo esempio venga seguito in tutte le altre Regioni.

Cordialmente

Maurizio Castagna, Segretario Sindacato SIGIS

Corsi di formazione

Il Sindacato Sigis propone e promuove due corsi di formazione che possono essere utili per chi voglia specializzarsi in settori delicati e rilevanti nel nostro mondo sportivo.

CORSO NEP TRAINER – Tecnico-Educatore attività di nuoto per disabili

Il corso é organizzato dall’ Ente di Promozione Sportiva ASI Nazionale, in collaborazione con Sinped Società Italiana di Neuropedagogia e promosso dalla Fondazione Cristiano Tosi.

Il corso abilita alla certificazione come operatore tecnico sportivo per assistenza alla disabilità fornendo, con un parterre prestigioso di docenti, le linee guida per affrontare con competenza il difficile compito di sostegno alla disabilità cognitivo-relazionale, con formazione continua mediante webinar, seminari di specializzazione e master post universitari.

La parte teorica si svolgerà in remote learning con l’ utilizzo della piattaforma Zoom, le ore pratiche e il test in presenza, in ogni impianto aperto durante l’emergenza COVID, in qualsiasi zona d’Italia sia necessario. Il primo appuntamento sarà a Novara il 17 aprile, nel rispetto delle norme COVID.

Alleghiamo le informazioni relative alla specifica mansione, la locandina ed il programma del corso. 

MASTER I livello – Alta formazione in Management delle infrastrutture sportive

Il master é organizzato dall’Università Telematica degli Studi IUL e SG Plus Ghiretti & Partners.

Vi giriamo la presentazione in allegato e la brochure.

Con la piena fiducia nella ripartenza del nostro ineludibile lavoro sociale e di supporto alla cittadinanza, sperando lo comprendano anche i decisori pubblici, pensiamo che trovare nuovi accessi nella professione e nelle mansioni sportive e motorie sia il viatico per avere nuove occasioni di lavoro.

Maurizio Castagna

Segretario Sindacato SIGIS

I danni dell’incompetenza

Gli impianti sportivi chiusi, un ex ministro dello sport che continua a far danno, il CONI che rumoreggia ma in effetti tace, il nuovo governo che pare impiparsene del settore, ristori mai arrivati, elargizioni a pioggia tanto avvilenti quanto inconcludenti.

In queste due righe ho riassunto la disperazione dei protagonisti dello sport, riferendomi non gli sportivi, ma a quelli che nello sport lavorano.

Un settore da decine di miliardi di fatturato, con milioni di dipendenti in circa 120.000 strutture diverse per tipologia e finalità, capace di procurare un risparmio nella spesa sanitaria di 9 miliardi all’anno. Dimenticato, vilipeso, incompreso.

Ecco, partiamo dall’incomprensione. Incomprensione non dei fini perseguiti dagli operatori sportivi che, sintetizzando, possono essere l’olimpismo da una parte, rappresentato e curato dal CONI e dalle Federazioni Sportive Nazionali; e dalla pratica motoria per tutti, utile sia a diminuire il carico dei farmaci per chi sia affetto da malattie e disabilità, sia a garantire una buona qualità di vita, fisiologica, organica e psicologica agli oltre 20.000.000 di italiani che affollano i centri sportivi. Pratica motoria che trova rappresentanza negli enti di Promozione Sportiva, garantiti dalla nuova Struttura di Servizio chiamata, perciò, “Sport&Salute”

Incomprensione, da parte dei decisori pubblici, non dei fini, che dovrebbero (dovrebbero…) aver ben chiari, ma del contesto, soprattutto normativo, dunque fiscale e tributario, oltre che operativo, nel quale i gestori, i conduttori, i proprietari di impianti sportivi e motori, ma soprattutto i loro collaboratori e dipendenti, agiscono.

Per non farla lunga, credo siano esaustivi gli interventi del Ministro Spadafora a “difesa” della categoria, per dimostrare non solo che il settore è stato abbandonato a sé stesso, ma che è stato trafitto, già morente a terra, da un incompetente (per sua stessa ammissione) Maramaldo incompetente.

Cominciamo con la famosa elargizione dei 600 euro mensili, passati a 800 mensili e al momento sospesi, che dovevano garantire la platea dei collaboratori sportivi durante i lockdown imposti dai DPCM.

Avevamo implorato gli uomini del Ministro, quelli del suo Ufficio Sport, di voler considerare che, per la particolare indicazione delle norme che regolano il settore e in particolare le norme 342/2000 art.37 e 289/2002 art.90 e la puntuale conferma dell’Ispettorato dell’ufficio del Lavoro con circolare  n.10 del 1° dicembre 2016, gli operatori sportivi inquadrati come “collaboratori” si potevano dividere in due gruppi, coloro che del “lavoro sportivo” ne fanno seconda o terza attività o attività secondaria allo studio, e coloro che di sport vivono. I primi con lettere di incarico e compensi mai eccedenti i pochi euro fino a cifre mensili di poco superiori, i secondi superando la soglia esente dei 10000 euro annui, vivendo di sport e nello sport, portando avanti nuclei familiari anche numerosi.

Ebbene, la sconsiderata attribuzione pro omnibus del sostegno economico elargito attraverso Sport&Salute, ha portato alla conseguenza che collaboratori con un budget mensile di poche decine di euro si sono visti omaggiati di un cadeau insperato, famiglie intere di collaboratori a tempo pieno sono crollate economicamente. Una differente visione delle cose con la richiesta da parte del Ministero di una collaborazione attiva delle società e dei proprietari di impianti avrebbe portato a concedere una più equa forma di sostentamento gradita a tutti. Ma è proprio questo il punto. L’atteggiamento sufficiente di chi, per la stessa ammissione del Ministro, non avendo consuetudine dei fatti e delle procedure, presume e pretende di avere la certezza di poter cambiare le cose solo perché investito di una funzione pubblica. Siamo davvero, nei palazzi romani, all’apologo del famoso marchese. Lo stesso comportamento ha purtroppo segnato altre “spregiudicate” letture normative.

Basti pensare ai decreti “ristoro”, bis, ter, quater e alla legge del 18 dicembre 2020 n.176, che ne riassumeva e confermava i contenuti. Anzi del dettato di quest’ultima che pare abbia stravolto, in punta di comprensione del testo scritto, le indicazioni della 216 soprattutto al riguardo del comma 3 (Decreto Rilancio). Abbiamo più volte indicato al Ministro e ai suoi collaboratori che dovevano essere valutati i ricavi istituzionali delle società sportive, non il fatturato, eminentemente commerciale, una quota forse nemmeno del 5% degli incassi, solo e soprattutto per le SSD, lasciando fuori dai ristori le ASD. Proprio le leggi che regolano l’attività sportiva, ma più ancora la pratica motoria intesa come stile di vita e presidio di salute, permettono alle ASD/SSD di operare amministrativamente in modo diverso dalle altre società di persone o di capitali. Certo non per arricchire i gestori, i proprietari, i conduttori e i loro dipendenti e collaboratori, ma per permettere che la pratica sportiva sia aperta anche alle fasce più deboli della popolazione, abbattendo i costi e dunque moderando le quote sociali, fino alla gratuità prevista per il disagio sociale e per la disabilità fisica e cognitivo-relazionale. In tal modo anche il mercato ha dovuto, in questi decenni, uniformarsi alle indicazioni di una legislazione che resta sociale nelle forme e nei contenuti.

Anche in questo caso, le nostre indicazioni non sono mai state prese in considerazione. Il risultato? Sono state “ristorate” (sic!) solo 15000 strutture sportive su 120.000, tra le quali nessuna ASD ha goduto di un minimo di contributi, e con elargizioni ridicole, che nemmeno hanno coperto i costi delle utenze e delle manutenzioni ordinarie e non hanno in minima parte sussidiato i mancati incassi istituzionali. Considerando che gli abbonamenti già fatti dovranno essere si loro ristorati dai centri sportivi riconoscendo i rispettivi voucher agli utenti, con una previsione di danno a venire incalcolabile, e che le spese, anche ad impianti fermi, soprattutto ad impianti fermi, che devono essere continuamente manutenuti, come ad esempio le piscine, continuano a correre.

L’articolo 1 della legge del 18 dicembre 2020 recita espressamente che i contributi a fondo perduto sono da destinare agli operatori IVA dei settori economici interessati dalle nuove misure restrittive. Ecco, pensiamo ai costi fissi a carico dei gestori, conduttori e proprietari di centri sportivi. I costi fissi più evidenti sono quelli relativi alle utenze e agli affitti. Anche in questo caso ci tocca sottolineare con quanta poca attenzione, con quanta evidente presunzione di sapere, sono stati “elaborati” (che parola grossa) i decreti poi convertiti in legge dello Stato a favore (dovrei scrivere “a carico”) delle conduzioni sportive.

L’articolo 8 della legge n.176 del 18 dicembre 2020, che riprende appunto i precedenti decreti bis, ter e quater, recita che, per il credito di imposta relativo agli affitti d’azienda e per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo, pare non debbano essere comprese le società ad indirizzo sportivo, quindi normativamente “no-profit” ma soltanto le imprese definite “commerciali”. Infatti si parla di “imprese” e ci si riferisce alle partite IVA aperte. Ora, una pletora di ASD hanno solo il CF per un’attività che è soprattutto “sociale”, da Terzo Settore. Interpretando l’articolo si dovrebbe dedurne che per essere ristorate le ASD sportive, culturali e del volontariato sociale debbano comunque aprire una partita IVA e fare una sia pur minima attività “commerciale”? Anche le SSD sportive (di capitale) verrebbero in tal modo supportate dalla legge sono per la parte relativa all’attività commerciale, alla partita IVA aperta. E, in ogni caso, l’iter burocratico per veder riconosciuti i propri diritti nei confronti del proprietario privato dell’immobile destinato all’attività sportiva e motoria e di quest’ultimo nei confronti dello Stato è talmente farraginoso da esaltare soltanto i burocratosauri della macchina pubblica.

Anche riguardo ai costi relativi alle bollette energetiche (art. 8-ter) noto la stessa incongruenza. Avevamo chiesto la sospensione fino al termine della fase di emergenza dei termini di pagamento e l’abbattimento degli oneri aggiuntivi o generali di sistema nelle bollette delle utenze. Tutti noi, ca va sans dire, abbiamo gli uffici pieni di bollette da onorare, bollette “forfettarie” sulla base dei consumi del…2019!

Ad oggi non solo non siamo stati ristorati, in tutto o in parte, ma nemmeno abbiamo avuto riscontri positivi nelle varie interlocuzioni con parlamentari di governo e di opposizione. La confusione è molta, bisogna realmente capire a quali contributi possano accedere le varie ASD e SSD, lasciando da parte quei fondi regionali che, con precisione, individuano come destinatario il mondo dello sport, soprattutto sociale.

Sarebbe utile si provvedesse ad un nuovo decreto legge ad hoc per le società no-profit, quindi a pieno titolo per le ASD e SSD sportive.  Altrimenti ci destineranno sempre le briciole, per l’incuria di chi avrebbe dovuto informarsi bene e meglio del mondo di cui assumeva la titolarità come Ministro.

Ma, come ciliegina sulla torta, pur abbandonando le incombenze ministeriali, Spadafora ha voluto lasciarci in eredità una Riforma dello Sport pasticciata e proditoriamente devastante per il nostro settore. Tra l’altro la riforma contiene alcune misure – ad esempio quella dell’abolizione del vincolo sportivo e quella a favore dei disabili – che in linea oggettiva sono condivisibili (la seconda in toto, la prima con i necessari accorgimenti), un modus agendi tipico dei nostri legislatori, quando vogliono far passare, assieme a provvedimenti accettabili, anche il rospo di norme illogiche.

Il punto più deleterio per il mondo dello sport è quello che riguarda le norme che dovrebbero in futuro regolare i contratti di collaborazione sportiva. Sappiamo che la legislazione di favore, fiscale e tributaria, comporta, a cascata, che i costi per l’utenza siano del tutto calmierati. Anzi, in qualche gestione di impianto pubblico, vengono imposte gratuità per le fasce del disagio sociale e sanitario. Questo è possibile, garantendo i presupposti dell’equilibrio di bilancio, solo perché esiste una tale normativa di favore. Che, si badi bene, va anche a sostegno dei lavoratori dello sport. I quali, almeno fino ai diecimila euro, non hanno alcun obbligo fiscale. Il Ministro e i suoi Spadafora’s boys hanno invece deciso di inquadrare tutti i collaboratori sportivi come dipendenti, lasciandone fuori solo gli atleti e gli atleti alla fine della carriera agonistica, come se esistesse poi solo l’agonismo, definiti, con termine obsoleto ed incongruo, “amatori”. Attrarre come dipendenti, sulla base delle disposizioni normative, le migliaia di collaboratori sportivi, nelle piccole palestre o nei grandi centri polisportivi, vuol dire chiudere gli impianti o imporre tariffe commerciali agli utenti e, soprattutto, all’utenza meno disponibile alla spesa non di prima necessità, assolutamente insostenibili. Abbiamo calcolato che i costi per gli utenti-soci aumenterebbero mediamente del 60%. Non solo, verrebbero meno tutti i presupposti della qualità dell’insegnamento sportivo e motorio. Per garantire le quote sociali, troverebbe spazio l’insegnamento tecnico meno qualificato. Il lavoratore con alle spalle un altro lavoro. Lo studente che arrotonda. Quelli che si accontentano di qualche migliaio di euro l’anno per garantire sostanza ad uno stipendio non completamente soddisfacente. Quindi persone che verrebbero inquadrate, anche loro, come “amatori”, senza obbligo di contributi previdenziali, evidentemente al di sotto della fatidica quota dei “10.000 euro annui”. Non certo gli operatori che garantiscono qualità e sostanza all’insegnamento tecnico, quelli che di sport vivono essendone protagonisti e come professionisti affermati da una vita spesa nel settore. Gente che, vivendo di sport, deve necessariamente eleggerlo a prima attività con compensi che superano certo i diecimila euro l’anno ad oggi esenti.

Credo di capire cosa abbia spinto il ministro ad operare come un novello Robin Hood. Avrà creduto che le lettere di incarico fossero un vulnus da estirpare per garantire assistenza e previdenza (oltre agli ammortizzatori sociali come li conosciamo) ad una pletora di sfruttati. Gli sfruttati hanno invece ottenuto di dover pagare una quota parte insostenibile dei loro futuri stipendi, incompatibile con una vita decente, per garantirsi qualche forma di ammortizzatore sociale, certamente non per godere di una pensione decente. L’INPS non garantisce affatto, pur a fronte di versamenti cospicui, una pensione che non sia di pura sussistenza, e forse sarebbe stato meglio che, contestualmente, i decisori pubblici avessero immaginato l’istituzione di un fondo di categoria capace, con versamenti assai inferiori, di riuscire ad assicurare un futuro post-lavorativo almeno decente, operando investimenti oculati sul mercato. Ma forse l’INPS ha bisogno di ulteriori contributi per coprire le enormi falle di cui è costellato il suo bilancio.

Avevamo anche proposto di elevare la soglia esente, quindi la possibilità di operare con le lettere di incarico per i collaboratori di settore, fino a 15.000 euro. Non è stata minimamente presa in considerazione nemmeno questa ipotesi minima. Non ci hanno ascoltato, sorridendo “sotto i baffi” quando ci siamo adoperati ad indicare come il settore non sia assolutamente inquadrabile nelle disposizioni in merito al lavoro di impresa come genericamente intese. Ricordo che, ad un nostro avvocato con esperienza pluriennale del settore fu opposto un beffardo “Si, si avvocato, inutile ci ripeta quello che già sappiamo in materia giuslavoristica…” ed ho testimoni di quella video conferenza. E adesso, alcuni miei amici impegnati nel mondo dello sport e nei sindacati di categoria, chiedono che il fondo del ministero dell’Economia e Finanza (art. 92 della Legge di Bilancio) dedicato allo Sport, di ben -udite, udite-50milioni di euro, sia perlomeno raddoppiato per bloccare gli effetti nefasti (per fortuna futuri) della Riforma dello Sport. No, amici, non ci siamo. Anche il Bonus Wellness (che probabilmente andrebbe ad aggiungersi al fallimento di altri “bonus” immaginati per la ripresa dell’intero paese) è una richiesta che lascerà insoddisfatti.

Il solo fatto di dedicare allo Sport 50 milioni di euro è davvero umiliante, per tutte le categorie di lavoratori interessate, ma il fronte contro la Riforma deve essere unito, questo testo deve essere emendato, non deve far danni come i provvedimenti che condurranno migliaia di ASD ad un fallimento annunciato. Non abbiamo più voce, nemmeno un sottosegretario dedicato (ma forse è meglio che godere della presenza di un Ministro poco competente per sua stessa ammissione), quindi non ci resta che l’azione sindacale a difesa di tutti, gestori, proprietari, conduttori, dipendenti, operatori tecnici, collaboratori vari di settore. Le numerosissime lettere che si accumulano sui tavoli della presidenza del Consiglio e su quelli dei suoi Ministri si impolvereranno mentre le nostre società falliranno e gli impianti chiuderanno.

In un 2021 paradossale, nel quale si svolgeranno le Olimpiadi e termineranno i campionati di calcio, 20 milioni di italiani non potranno praticare alcuna attività motoria, con gli impianti sportivi chiusi, molti dei quali per sempre.

Assemblea Sindacato Sigis

Il Presidente Sergio Tosi ha parlato delle attuali difficoltà del nostro settore, proponendo diverse forme di lotta sindacale e sollecitando i soci nella ricerca di controparti istituzionali capaci di dar voce alle nostre esigenze. Ha ricordato quale sia stata l’attività del sindacato in questo anno disastroso per il nostro mondo.

Il segretario Maurizio Castagna ha chiesto ai soci se fossero d’accordo a versare una quota sociale, non solo in vista dei costi per il riconoscimento prefettizio, utile a permettere a SIGIS di sedere come controparte nei tavoli di trattativa istituzionale, ma per tutte le altre necessità di un organismo perfettamente funzionante. Nemmeno dimenticando che la quota sociale ha anche una funzione aggregante. Ha poi evidenziato la mancanza di lucidità dell’ex ministro Spadafora e del suo staff nel predisporre le manovre di sostegno al sistema Sport e in merito alla vituperata Riforma dello Sport.

IL socio Pino Anedda, nonostante la Sardegna sia in “zona bianca” ci ha comunicato che almeno 4 impianti su 5 chiuderanno se le misure di sostegno saranno come quelle attuali e la chiusura pandemica sarà confermata per i prossimi mesi. Propone di abbassare la quota sociale proposta dal Presidente Tosi, in considerazione del difficile momento.

Il socio Giuseppe de Palo, ha rimarcato la funzione sociale dello sport e le incongruità fino alle vere e proprie castronerie riscontrate nei provvedimenti di Spadafora.

Il socio Ezio Barbera ha chiesto che la quota sociale sia progressiva anno dopo anno, in modo da venire incontro alle attuali difficoltà del settore. Ed ha suggerito varie iniziative di lotta sindacale, come quella di accendere in tutta Italia le luci dei nostri impianti e diffondere le nostre ragioni con sistemi di microfonia.

La referente per il Piemonte Elisa Boscolo ha chiosato sulla Riforma dello Sport, mettendo in evidenza che il settore non solo ne sarà completamente stravolto, ma che la qualità dell’offerta verrà decisamente meno.

Il socio Marco Storniello, presente alla video conferenza, ci ha scritto una mail plaudendo alle nostre iniziative, rammaricandosi della mancanza di partecipazione e sottolineando che la quota sociale è in effetti un atto dovuto per aderire ad un organismo sociale.

La video conferenza si è conclusa con il proponimento di indire un nuovo incontro con i nostri referenti politici, al momento solo Italia Viva e Fratelli d’Italia, gli unici partiti che, dall’interno della nuova compagine governativa e all’opposizione, si sono dimostrati contrari alla conferma del Decreto sulla Riforma dello Sport, avendo votato a favore tutti gli altri gruppi parlamentari.

MAURIZIO CASTAGNA
Segretario SIGIS

3 Marzo 2021