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Considerazioni in merito al Dpcm del 13 ottobre

Considerazioni in merito al Dpcm del 13 ottobre

Documento Sigis

Abbiamo sotto gli occhi le prescrizioni e gli obblighi del nuovo DPCM del 13 ottobre, relativi, anche, alle attività motorie e sportive.

Fortunatamente un settore “vitale” come lo sport, vitale in tutti i sensi non è stato scosso dalle nuove disposizioni (1 euro investito nello sport fa risparmiare al sistema paese 7 euro nella Sanità pubblica e se fossero coinvolti gli italiani sedentari-il 50% della popolazione- nelle attività sportive e motorie di base, il risparmio salirebbe a 2 mld di euro l’anno, considerando l’abbattimento dei ricoveri e delle spese farmaceutiche e chirurgiche)  

Il danno oramai fatto a suo tempo, non si ripeterà. I quadri ematici, di anziani costretti alla sedentarietà coatta, completamente sballati a fine quarantena; i gravissimi problemi provocati ai disabili, privati dello spazio vitale e del contatto con educatori ed operatori tecnici, parliamo soprattutto dei disabili cognitivo relazionali, non colpiranno più la parte più fragile della popolazione, ironia della sorte proprio quella chi si voleva difendere.

Ovviamente vanno seguiti tutti i comportamenti preventivi già solidamente attuati in tutte le strutture adibite all’accoglienza di coloro che fanno attività motoria o sportiva, più o meno competitiva.

Un errore risulta evidente ai nostri occhi quando si citano gli sport di contatto. Sono infatti permessi quelli agonistici e di base (cosa vuol significare, il signor Ministro, con questo termine?) sotto l’egida delle FSN (federazioni sportive nazionali-CONI) degli EPS (Enti di Promozione Sportiva-Sport&Salute) e delle DSA (Discipline Sportive Associate) nonché del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e delle federazioni ad esso afferenti. Vengono vietati quelli “amatoriali” (cosa vuol significare con questo termine, il signor Ministro?) Perché, a nostro avviso, con la competenza di 60 anni in questo settore, l’attività motoria di base è proprio quella organizzata in proprio, senza legarsi a enti e federazioni. Quella amatoriale, differente da quella federale, meno competitiva, articolata nei settori dello sport per attività ludica, di base e preventiva e del terzo settore, è promossa, in luogo delle FSN, dagli EPS, ed è perfettamente gestita dagli organi e dagli Enti di controllo preposti e non si vede in che modo possa essere discriminata dall’altra. Il Ministro forse, con termine improprio, avrebbe voluto significare che quella “amatoriale” è invece quella praticata dai famosi 4 amici al bar che organizzano una partita di calcetto, andando a prenotare il campetto sotto casa, senza alcuna precauzione preventiva. Ma non può essere così e vediamo perché. Le strutture sportive che permettono la fruizione dei campi da calcetto, per accedere alle facilitazioni fiscali della 289/2002, inevitabilmente debbono affiliarsi a una FSN o a un EPS, tesserando come soci tutti coloro che frequentano il Centro sportivo. Rientrando (ognuno di loro) come atleta competitivo (federale o “di base” come afferma il Ministro, “amatoriale” come diciamo noi) e quindi con il permesso di svolgere attività, di contatto o meno. Se i paragrafi F e G del punto 6 delle Misure Urgenti di Contenimento dell’attuale DPCM, dicono il vero

Invito quindi tutti gli associati del SIGIS a affiliare i propri centri (ma sono sicuro lo abbiano già fatto) ad un ente sportivo di promozione, tesserando tutti coloro che, in detto centro, svolgano attività sportiva amatoriale o di base. Ovviamente è necessario che si muniscano, gli sportivi, di un certificato medico sportivo, magari di tipo agonistico, e che tutte le procedure di contenimento siano rispettate, dai gestori o proprietari, ai collaboratori, agli sportivi.

MAURIZIO CASTAGNA

REDAZIONE

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