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Archivio mensileOttobre 2020

Il Sigis scrive al Governo

Gentile dottor Pierro,

nelle more delle decisioni del governo, potrebbe spiegarmi cosa significa, relativamente al nostro settore, che (la faccio breve)  le piscine e le palestre resteranno chiuse, fatto salvi i “livelli minimi di assistenza”? E cosa significa, per lei, attività di base?

Io credo che, prima di tutto, sia necessario acquisire le terminologia adatta ai vari percorsi motori o di assistenza motoria, avendo bene in mente che, la maggior parte, o la totalità degli impianti sportivi offrono livelli eccellenti di assistenza nel caso di patologie che pretendono terapie motorie e che operano, con quote e abbonamenti minimi, nel settore dell’attività motoria “guidata” per tutti. Ovviamente rimarcando che abbiamo eseguito alla lettera le prescrizioni protocollari, pronti ad intervenire ulteriormente secondo i desiderata del Ministero e del Governo (la buona pratica è certificata dalle centinaia di ispezioni NAS e ASL che non hanno trovato motivi per contestarla)

Forse c’è chi ancora crede che lo sport sia il campionato di calcio di serie A o le attività federali di competizione ad alto livello

Mi scusi, ma è un argomento che va affrontato, proprio adesso che questo paese rischia di trovarsi senza più alcun supporto nel settore, con le categorie fragili (anziani, malati, disabili) senza più alcuna speranza di venir aiutati dalla pratica “terapeutica” motoria

Confido in un suo intervento presso le Autorità decisionali

Buona giornata

Maurizio Castagna

Segr. SIGIS

COME NON SUBIRE

Il mondo dello sport è sotto assedio.

Abbiamo assistitito, basiti, all’assalto del fortino della attività motorie : le truppe ossidionali delle ASL e dei NAS sono entrate nei nostri impianti ed hanno effettuato controlli a tappeto, in quelli che sono artatamente e subdolamente indicati come « centri di contagio ».

E, udite udite, non hanno trovato le refurtiva, nessuna traccia del virus maledetto, nessuna norma del protocollo violata, nessun operatore che non fosse perfettamente edotto della buona pratica nel momento emergenziale.

E mi pare dovessi arrivare a 67 anni per ascoltare, con le mie orecchie e ad occhi spalancati, i NAS complimentarsi per la gestione dei nostri centri.

Dal Brennero a capo Pachino, tutti i gestori privati, i piccoli proprietari di palestre e centri sportivi, i conduttori di piscine pubbliche, hanno dimostrato che quando si vuole, si può, anche in questo sgangherato paese. Anche in emergenza, senza badare al profitto ma solo al sociale e all’etica di condivisione. E davvero non si capisce, in luoghi dove la trasgressione della legge pare quasi un diritto acquisito per nascita sul suolo italiano, come si possano sanzionare, con la prospettiva del fallimento, coloro che, a quella legge, obbediscono e si conformano, applicando i protocolli.

Eppure si vuol chiudere un settore che fa risparmiare 2 miliardi di euro all’anno alla sanità pubblica (5 mld se venissero coinvolti tutti gli italiani sedentari). Attività imprenditoriali che custodiscono con cura professionale e attenzione sociale il benessere fisico e psicologico della popolazione, infantile, adolescenziale, giovanile, adulta e anziana.

Vogliamo parlare di quanto abbiano sofferto gli anziani chiusi nelle proprie case, senza attività motoria, dei loro quadri emato-chimici completamente sballati dopo il lockdown ? Vogliamo parlare dei disabili cognitivo relazionali ? Privati del loro spazio vitale, dei loro educatori ? Ragazzi che hanno visto vanificare anni di miglioramenti ottenuti con sacrifici, lavorando nei nostri impianti, con un regresso che non sarà mai più compensato ?

Vgliamo parlare del mutato atteggiamento psicologico dei ragazzi e degli adulti chiusi in casa, privati della loro attività motoria quotidiana ?

Delle centinaia di migliaia di lavoratori del mondo dello sport, categorie non garantite dagli ammortizzatori sociali, che andranno a riempire le fila dei questuanti alla Caritas ?

Ma sappiamo che la cosiddetta classe politica da questo orecchio non ci sente. Sappiamo che il famigerato CTS « vola alto » sulle nostre disperazioni umane, senza prendere in considerazione il contesto, senza valutare i pro e i contro di queste misure draconiane.

Ebbene, visto che la voce è flebile, varrà il gesto. Non ci resta che manifestare e, insieme, adire le vie legali.

Faremo ricorso al TAR se lo ritenessimo necessario, se decidessero di chiudere i nostri impianti, e andremo avanti nei diversi gradi di giudizio, nel caso non fossero valutate le nostre ragioni e nella giusta misura.

Sappiamo di aver subito troppo e troppo spesso. Sappiamo di essere il perfetto capro espiatorio dell’inefficienza della macchina statale in materia di sanità, trasporti e organizzazione scolastica. Sappiamo che paghiamo la corruzione e le concussioni della burocrazia amministrativa pubblica. Speriamo che tutto questo non valga la cessione delle nostre imprese alle multinazionali estere di settore, o nelle mani, rapaci e volgari, della criminalità organizzata, una volta che si decidesse di chiudere per disperazione

In altre epoche si sarebbe arrivati al redde rationem in altro modo, nel civilissimo 2020, in nome delle guarentigie costituzionali, andremo in tribunale.

Poi scenderemo in piazza, mostrando le certificazioni delle ASL e dei NAS.

Infine, speriamo di non dover opporre una sorta di disobbedienza civile, magari cominciando a restituire le cartelle esattoriali e a non pagare le utenze.

Basta subire, l’obbligo del rispetto all’autorità è cosa opportuna, come cosa dignitosa è non genuflettersi ai referenti pubblici.

MAURIZIO CASTAGNA

Considerazioni in merito al Dpcm del 13 ottobre

Documento Sigis

Abbiamo sotto gli occhi le prescrizioni e gli obblighi del nuovo DPCM del 13 ottobre, relativi, anche, alle attività motorie e sportive.

Fortunatamente un settore “vitale” come lo sport, vitale in tutti i sensi non è stato scosso dalle nuove disposizioni (1 euro investito nello sport fa risparmiare al sistema paese 7 euro nella Sanità pubblica e se fossero coinvolti gli italiani sedentari-il 50% della popolazione- nelle attività sportive e motorie di base, il risparmio salirebbe a 2 mld di euro l’anno, considerando l’abbattimento dei ricoveri e delle spese farmaceutiche e chirurgiche)  

Il danno oramai fatto a suo tempo, non si ripeterà. I quadri ematici, di anziani costretti alla sedentarietà coatta, completamente sballati a fine quarantena; i gravissimi problemi provocati ai disabili, privati dello spazio vitale e del contatto con educatori ed operatori tecnici, parliamo soprattutto dei disabili cognitivo relazionali, non colpiranno più la parte più fragile della popolazione, ironia della sorte proprio quella chi si voleva difendere.

Ovviamente vanno seguiti tutti i comportamenti preventivi già solidamente attuati in tutte le strutture adibite all’accoglienza di coloro che fanno attività motoria o sportiva, più o meno competitiva.

Un errore risulta evidente ai nostri occhi quando si citano gli sport di contatto. Sono infatti permessi quelli agonistici e di base (cosa vuol significare, il signor Ministro, con questo termine?) sotto l’egida delle FSN (federazioni sportive nazionali-CONI) degli EPS (Enti di Promozione Sportiva-Sport&Salute) e delle DSA (Discipline Sportive Associate) nonché del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e delle federazioni ad esso afferenti. Vengono vietati quelli “amatoriali” (cosa vuol significare con questo termine, il signor Ministro?) Perché, a nostro avviso, con la competenza di 60 anni in questo settore, l’attività motoria di base è proprio quella organizzata in proprio, senza legarsi a enti e federazioni. Quella amatoriale, differente da quella federale, meno competitiva, articolata nei settori dello sport per attività ludica, di base e preventiva e del terzo settore, è promossa, in luogo delle FSN, dagli EPS, ed è perfettamente gestita dagli organi e dagli Enti di controllo preposti e non si vede in che modo possa essere discriminata dall’altra. Il Ministro forse, con termine improprio, avrebbe voluto significare che quella “amatoriale” è invece quella praticata dai famosi 4 amici al bar che organizzano una partita di calcetto, andando a prenotare il campetto sotto casa, senza alcuna precauzione preventiva. Ma non può essere così e vediamo perché. Le strutture sportive che permettono la fruizione dei campi da calcetto, per accedere alle facilitazioni fiscali della 289/2002, inevitabilmente debbono affiliarsi a una FSN o a un EPS, tesserando come soci tutti coloro che frequentano il Centro sportivo. Rientrando (ognuno di loro) come atleta competitivo (federale o “di base” come afferma il Ministro, “amatoriale” come diciamo noi) e quindi con il permesso di svolgere attività, di contatto o meno. Se i paragrafi F e G del punto 6 delle Misure Urgenti di Contenimento dell’attuale DPCM, dicono il vero

Invito quindi tutti gli associati del SIGIS a affiliare i propri centri (ma sono sicuro lo abbiano già fatto) ad un ente sportivo di promozione, tesserando tutti coloro che, in detto centro, svolgano attività sportiva amatoriale o di base. Ovviamente è necessario che si muniscano, gli sportivi, di un certificato medico sportivo, magari di tipo agonistico, e che tutte le procedure di contenimento siano rispettate, dai gestori o proprietari, ai collaboratori, agli sportivi.

MAURIZIO CASTAGNA